Riflessioni sulla preparazione atletica nel calcio

Siamo in periodo di preparazione estiva calcistica, quasi tutte le squadre di serie A, B e Lega Pro sono impegnate, si lavora molto ma…in che direzione? Il mio personale pensiero è che si è perso il modello fisiologico tradizionale ed è stato sostituito da mode che, a ben vedere, così moderne non sono. È necessario fare attenzione, infatti è molto facile fare confusione tra “fisiologia” e “modello prestativo”. Ultimamente è molto usato il metodo “HIT” ovvero “Hight Intensity Training”, allenamento molto apprezzato da vari preparatori.
Questo tipo di allenamento consiste in un lavoro intervallato dove l’intensità deve stabilizzarsi al 90/95% della FC massima ma in realtà questo sistema è utilizzato già da molti anni; i triatleti australiani infatti già dai primi anni 2000 affinavano già questo tipo di allenamento. 
Ho potuto notare con piacere che Antonio PIntus, preparatore atletico del Real Madrid, facente parte della “scuola aerobica”, ha ottenuto un risultato così importante come la vittoria della Champions e del campionato con tanta supremazia fisica e tecnica della squadra guidata dal tecnico transalpino Zidane, che ha voluto fortemente il preparatore italiano conosciuto alla Juventus negli anni ’90.

Il modello prestativo del calcio prevede fasi ad altissima intensità, con espressione di alte velocità e di forza massimale (salti, contrasti, cambi di direzione) e fasi di recupero dove il calciatore dovrebbe essere in grado di abbassare i livelli di lattato prodotti nelle fasi intense. In effetti il gioco moderno prevede fasi offensive e difensive senza soluzioni di continuità. I giocatori “resistenti”, capaci di adattarsi al modello così qualitativo del calcio sono quelli capaci di passare dalla fase offensiva a quella difensiva e viceversa senza accusare l’alta intensità che in questo modello prevede ridottissime fasi di recupero.

Qual è allora la capacità condizionale che permette di tollerare livelli di lattato alti e riutilizzare quel prodotto e riconvertirlo in glucosio (ciclo di cori), ebbene l’aerobico. Solamente atleti con alti livelli di potenza aerobica sono capaci di non estinguersi e sopportare questo modello prestativo, gli altri soccomberanno nei secondi tempi, come vediamo tante squadre capaci di giocare un buon primo tempo per poi pagare nel secondo e nell’ultima fase di gara.
Attenzione, quindi, a proporre nelle preparazioni programmi che prevedono subito alta intensità senza avere una preparazione aerobica sufficiente alle spalle perché ci sono più punti a favore di una preparazione tradizionale rispetto a quelle tanto “estetiche” e viste così bene dai calciatori.
Prendiamo ad esempio l’aspetto infortuni, elencando gli aspetti positivi che comporta una preparazione con una bella e forte base aerobica su cui posizionare la potenza aerobica e tutti i livelli qualitativi (resistenza lattacida, potenza lattacida e velocità) della piramide prestativa.

1) riduzione sensibile degli infortuni muscolari
2) miglior recupero tra una partita e l’altra
3) possibilità di iniziare la settimana con carichi e rosa completa, più calciatori a disposizione negli allenamenti tecnico-tattici
4) subire meno cali prestativi in stagione con un andamento più costante, senza picchi e senza cali marcati
5) arrivare nella fase finale del campionato con una buona condizione fisica

Questi i principali punti a favore, a sfavore uno su tutti il fatto che i calciatori poco gradiscono questo tipo di preparazione e programmazione costante con richiami aerobici, tanti preparatori si sono adattati alla cultura del ‘’calcio moderno ‘’lavoro con la palla’’, assolutamente utile ma non puo’ sostituire certi lavori aerobici con steady state (stato stazionario )e tanti altri preparatori si nascondono dietro, posso ottenere lo stesso condizionamento aerobico con lavori diversi, quando il modello fisiologico prevede uno steady state per consolidare la potenza aerobica.
Come ho detto poc’anzi la casa aerobica prevede una costruzione, sopra questa base, di tutte le capacità condizionali utili al calcio…e quindi non si tratta di essere integralisti ma di porre come dogma le fondamenta stabili su cui lavorare.
Questa mia riflessione ha trovato un riferimento piuttosto realista e vivido in una finale recentissima molto prestigiosa…buona riflessione.